Banco Alimentare - PARROCCHIA DI PENTONE

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La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. (Rm 5,5-8 ) La meditazione di questa Lettera di S. Paolo ci aiuta a fortificare e responsabilizzare la nostra piccola opera nell’urgente e continuo bisogno del nostro prossimo senza giudicarne il tipo di povertà che necessità di attenzione. Un piccolo aiuto materiale si esercita mensilmente nei confronti di famiglie e singoli bisognosi, in totale 100 persone, grazie alla affiliazione al Banco Alimentare nazionale e alla solidarietà dei parrocchiani nei tempi forti della liturgia, da qualche mese è nata nella parrocchia la Rete della Solidarietà: un gruppo di famiglie della nostra comunità ha deciso di offrire generi alimentari consegnandoli mensilmente al nostro Banco Alimentare, un segno di sensibile apertura verso la condivisione alle difficoltà dell’"altro". Nell’ottica della Comunità allargata, il gruppo caritas partecipa una volta all’anno alla Colletta Alimentare Nazionale (Ottobre) e alla Raccolta Alimentare Diocesana (Aprile), questo ci apre alla consapevolezza che un semplice sorriso e la disponibilità di un operatore da la possibilità a chiunque di compiere un gesto di solidarietà senza pregiudizi o calcoli. Questo piccolo "segno" alimentare, il contenuto del pacco alimentare infatti può coprire il fabbisogno di appena una settimana, che la Caritas distribuisce ai bisognosi ci permette di venire a contatto con le condizioni reali e difficili delle persone e in alcuni casi lo Spirito Santo ci concede di poterli supportare moralmente o mettendoci a disposizione delle loro necessità quotidiane (Essere accompagnati per visite mediche, consigli, piccoli prestiti, compagnia, ecc). Certo non risolviamo i loro problemi ma ci rendiamo persone di riferimento e stimoliamo speranza, cercando anche di educare dove è necessario al bene e al meglio. Nello stesso tempo ci arricchiamo di esperienze di vita e conosciamo meglio il nostro prossimo e Dio. Su questa base la carità diventa vita, forza di rinnovamento. Se la tradizione cristiana aveva sottolineato il rapporto carità-beneficenza, insistendo sulla necessità degli aiuti materiali, l'epoca moderna ha colto meglio come la carità esiga una partecipazione a tutte le dinamiche di realizzazione della persona: la carità è educazione, è assistenza ai malati e agli anziani, è vicinanza a ogni bisogno. La carità deve passare dall'elemosina - che può comunque essere ancora necessaria - a forme più incisive di impegno e di solidarietà: occorre una sensibilità alle prospettive sociali e politiche, un vivo senso della giustizia e del bene comune. La sua concreta configurazio dipende dalla capacità di saper discernere i bisogni delle persone lasciandosi guidare dalla nascosta presenza di Dio: nutrita dalla Parola la carità pratica l’ottimismo dello Spi che a tutti, nessuno escluso, offre il ser dell'amore. Servizio e solidarietà diven così segni della carità, segni di qualcosa che vive nei credenti, ma che, al tempo stes li sorpassa; diventano segni del riconosci e della promozione della dignità di ogni persona.

Articolo a cura di Filippo Pullano


 
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